Visualizzazione post con etichetta #parisfashionweek. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta #parisfashionweek. Mostra tutti i post

venerdì 8 marzo 2013

outside the shows: LEOPARD

Leopard. Un vecchio classico.
 Amato dalle fashion victims, un po' meno da quelli che non masticano moda e lo vedono solamente come sinonimo di volgarità, il maculato torna.
Soprattutto a dare grinta a cappottini straight dalla lunghezza midi: sopra un tubino nero per un  bon ton di carattere, abbinato a camicie in denim per uno streetwear d'impatto, accostato al giallo senape per un look  non scontato, tinto di rosso per volersi fare notare a tutti costi.
Ma lo si vede anche su pantaloni dalla linea skinny, al fianco del rassicurante (e perfetto) cammello, o in un black/white inaspettato.
Ed infine, un tocco di giungla ai piedi.
Ma mi raccomando: non con plateau, ma tacco sottile, meglio ancora se kitten heels.
Perchè va bene che stiamo affermando il nostro carisma sfrontato , ma il buon gusto non va sfidato troppo.






mercoledì 6 marzo 2013

Parigi e la moda

Parigi mecca della moda, dello stile.
E soprattutto del ritorno al rigore, alla pulizia, ai tagli perfetti, alleggeriti-però- da materiali eterei, abitini di pizzo, colori tenui. Torna la dicotomia maschile/femminile, vista durante la settimana della moda milanese.
Una donna che si veste da maschio, ma con dettagli intelligentemente frivoli, che la rendono ancora più femminile di una scontata sensualità urlata.

STELLA McCARTNEY
Un furto malizioso dal guardaroba di lui: un'overdose di gessato e di capi tipicamente maschili, ma adattati alla silhouette femminile, con un risultato estremamente sofisticato e nuovo.


CELINE
L'estremo rigore- quasi eccessivo- nelle forme e nei tagli è un classico della maison francese. Qui, però si avverte una rinnovata morbidezza, grazie anche alla purezza cromatica, ad addolcire cappotti cocoon ed alla ricerca di nuove soluzione volumetriche- vedi il "nodo" nel punto vita.



CHLOE
Anche qui maschile/femminile, ma in chiave romantica: i capispalla sono severi e boyish, mentre gli abiti amiccano con sobria frivolezza, con trasparenze, inserti colorati. Tanto il blu.


CARVEN
Nella sfilata Carven quello che colpisce sono gli  enormi cappotti stretti in vita, che si declinano da colori zuccherosi al nero più serioso. Una donna che ama mascherarsi con il capo principe dell'inverno.


GIVENCHY
Tantissima creatività ed ispirazione dallo streetwear. Un incrocio tra grunge, gipsy ed opulenza vittoriana.
Le felpe ironiche a tema Disney sovrastano pencil skirt sheer  incrostate da preziose applicazioni.


Binomio felpa over+ gonna ritorna anche con utilizzo modernissimo della gonna lunga: leggera, impalpabile, con ricami e stampe.

Stampe floreali mixate a pelle, tartan, in giochi di patwork mai pacchiani, ma incredibilmente omogenei.


LANVIN
Elbaz da' sfoggio del suo senso delle stile, con un eleganza ammiccante e sensuale, ma mai eccessiva o "pesante". Un modo di essere eleganti easy e portabilissimo: rouches su abitini e su camicie alla Lady Oscar, abiti a ruota dai colori accesi, capispalla impeccabili.




LOUIS VUITTON
La musa è la Liz Tylor de "La Venere in visone"  e la superba ambientazione scenica è quella di un'hotel con 50 stanze, da dove escono splendide ragazze di peccaminosi segreti. La donna che sfila sembra una ragazza anni '20,svogliata e sfacciata, trasandatamente chic, che si può permettere di uscire in tailleur pigiama di raso con cappotto-vestaglia in astrakan,o in sottoveste cangiante e  caban straight lungo fino ai piedi, ed essere bellissima. Tanta l'opulenza: nei pastrani in principe di galles con paillettes sfumate, nelle pencil skirt intarsiate di pizzo, nelle seta color cipria, nei velluti, nel blu notte.


I


Last but not least, Kaiser Karl e

CHANEL
Va in scena la donna globetrotter di Chanel, che sfila attorno ad un globo enorme, a simboleggiare la trasversalità e l'atemporalità  dello stile del marchio stesso.
Protagonisti-ovviamente- i tessuti melange e lavorati di cui la maison è regina: cappottoni lunghi con oblò anteriore, gonnelline svolazzanti e giacche à la Coco, che non stancano mai.
Tanto grigio, tanto nero, una punta di blu e - a sorpresa- delle nuvole rosa.






La grande delusione: Balmain.
Look anni '80, con spalle importanti, lamè, chandelier alle orecchie, gonne palloncino e styling intenso: Per me è no.

the new VALENTINO

Ah Paris, Paris..tanta carne al fuoco.

D'obbligo partire da un parigino di adozione, ma italianissimo. E amatissimo da me, soprattutto dalla "gestione" Chiuri-Piccioli, che hanno portata una ventata di rinnovamento alla storica Maison romana.
VALENTINO, of course.

La coppia di designer dice di essersi ispirata alle donne di fiamminghe di Vermeer, ed è un susseguirsi di pura poesia. Volti delicati, con capelli raccolte in trecce laterali, sono illuminati da colletti bianchi. Il daywear è rigorosamente con gambe in vista, tagli severi e calvinisti, con pizzi che sbucano su colli e tasche.
Il nero monacale vira al celeberrimo rosso Valentino: little red dress pieni di carattere.





Torna il "cut" a petalo, in sobri spolverini e in  abitini neri con inserti sheer, e in abiti dagli accostamenti cromatici insoliti e raffinatissimi



Tanto il blu, sotto forma di pizzo, macramè, decoro floreale: e in alcuni abiti sembra di rivedere delle porcellane o dei wallpaper damascati.

  

La pelliccia sembra la stola di ermellino di una sovrana d'altri tempi, il rosso il bianco e il nero danno origine a capolavori di stile e lusso.


Per la sera si torna al lungo: abiti candidi e accollatissimi, ma resi sensuali da pizzi e ricami.
Oppure una moderna Grimilde in severi total black.




che dire, chapeau.

venerdì 1 marzo 2013

IL SENSO DI DRIES PER LO STILE

Le sfilate parigine non sono ancora terminate,  ma lo scettro del migliore io l'ho già assegnato.
Un po' prevedibile, forse.
D'altronde, lo ammetto, è un'amore di lunga data: solido, costante, una garanzia che ogni volta-però- riserva gradite sorprese.
DRIES VAN NOTEN.

Lo stilista belga mette in scena una collezione che rasenta la perfezione.
E' il maestro degli accostamenti, delle stampe, del gioco sottile tra maschile e femminile, che questa volta diventa protagonista, ma senza confinare nel didascalico stile garçonne.
La dicotomia a lui tanto cara qui raggiunge una sintesi precisa tra il rigore maschile e la leggerezza femminile, tra la classicità dei tagli e la contemporaneità dello styling e degli abbinamenti.
La donna di Dries sembra rubare dal guardaroba del proprio uomo, impadronendosi di capi tipicamente maschili: dai blazer e i cappotti dal taglio maschile, alle camicie, ai pantaloni ampi.
 Che vengono alleggeriti, però, da dettagli eterei e maliziosamente femminili: le piume e le frange di ispirazione twentis (applicati su severe gonne a tubo), ricami colorati su blazer e cappotti, caldi maglioni di mohar che scivolano sulle spalle, stampe cangianti.
Tornano i tre pezzi, le gonne portate sopra pantaloni, con una susseguirsi di strati che però non appesantiscono affatto la figura, ma donano alla silhouette una nuova sensualità, piena di carattere e personalità.